Nell’articolo “Scriptable GeoDNS: leaving AWS for Bunny”, l’autore Vincent Bernat racconta come ha sostituito alcuni servizi AWS con Bunny.net, riducendo i costi e mantenendo prestazioni comparabili senza rinunciare a prestazioni e resilienza
In precedenza utilizzava Amazon CloudFront per distribuire i contenuti e Route 53 per il GeoDNS, cioè indirizzare gli utenti verso il server geograficamente più vicino. Il costo di Route 53, tuttavia, era relativamente elevato.
La soluzione scelta è Bunny DNS, che offre una funzionalità particolarmente interessante: il DNS programmabile tramite JavaScript. L’autore gestisce sette server distribuiti nel mondo e utilizza uno script per individuare i due server disponibili più vicini all’utente, restituendone gli indirizzi IP.
Emergono però alcuni problemi, con soli due server il meccanismo può portare a scegliere quello più lontano. Poi i record DNS HTTPS non sono ancora sufficientemente supportati dai browser. Inoltre alcune funzionalità di Bunny presentano limitazioni, tra cui il supporto IPv4-only di una funzione di routing.
Date queste limitazioni, l’autore ha optato per una soluzione ibrida: ha scelto di restituire due ip nel caso in cui i relativi server siano relativamente vicini, altrimenti soltanto il più vicino, quello col un TTL più basso.
Per la gestione dei certificati ACME e DNSSEC utilizza anche Hickory DNS e deSEC.
Di tutto questo il risultato finale è che la spesa mensile passa da circa 5 a 1 dollaro, con prestazioni finora paragonabili ad AWS.
Riferimenti: https://vincent.bernat.ch/en/blog/2026-bunny-geodns




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