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The Slackware Linux distribution (v. 1.00) is now available for
anonymous FTP. This is a complete installation system designed for
systems with a 3.5″ boot floppy.

La distribuzione Linux Slackware (v. 1.00) è disponibile per l’FTP anonimo. Questa è un’installazione completa progettata per i sistemi in grado di effettuare boot da floppy 3.5″.

Questo l’incipit del release announcement di Slackware il 16 Luglio 1993 e, da allora, si è rivelata una delle distribuzioni più influenti

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Abbiamo sempre seguito da vicino le evoluzioni della distribuzione Devuan, unica nel suo genere in quanto fa dell’assenza di systemd il suo punto di forza. È interessante però scoprire come esistano altre distribuzioni che hanno rinunciato a systemd. Tra queste Artix Linux tra le sue FAQ alla domanda “Why?”(perché?) risponde chiaramente:

Why? Because systemd is bad.

Perché? Perché systemd è male.

e al di là di questo i creatori della distribuzione forniscono tutta

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Nvidia ha da poco reso disponibile la versione 390.77 dei suoi driver proprietari per supportare gli ultimi kernel rilasciati, anche se non è ancora noto se la compatibilità sia estesa anche al prossimo Linux Kernel 4.18.

Oltre alla compatibilità, questa minor release della serie Long Lived Branch indirizza anche un problema randomico che si verificava durante l’esecuzione di applicazioni Vulkan in full-screen, che rimanevano bloccate.

Altro bug risolto quello che si verificava con

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Lubuntu è una delle mille distribuzioni basate su Ubuntu in cui viene usato un DE (Desktop Environment) alternativo: se Kubuntu usa KDE e Xubuntu usa XFCE, Lubuntu usa LXQt (basato – come intuibile – sulle librerie Qt, usate da KDE) o, fino a qualche tempo fa, LXDE  (basato su GTK, le librerie usate da Gnome). Ha la vocazione di richiedere poche risorse, in particolare memoria e CPU, per recuperare vecchi computer che

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I container sono davvero meno sicuri di una VM?

James Bottomley, ingegnere di IBM Research e sviluppatore del kernel Linux, ha fatto notare come non esistesse di fatto un metodo standard per misurare il livello di sicurezza di ciascuna tecnologia, riducendo tutto il dibattito a una questione di “sensazioni” da parte dell’utente:

Hypervisors ‘feel’ more secure than containers because of the interface breadth.

Gli hypervisor “sembrano” più sicuri rispetto ai container per l’ampiezza (in

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Python è attualmente il linguaggio di programmazione più utilizzato al mondo, poche sorprese in merito, ma più un progetto è popolare, si sa, più il numero di persone coinvolte nello stesso aumenta. In determinate circostanze, vedi quando vi è da decidere l’approvazione di una nuova funzionalità (in Python altrimenti detta PEP, Python Enhancement Proposals), l’alto numero di attori in causa può rappresentare un limite, ed è esattamente ciò che è successo

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E’ annuncio di questi giorni il rilascio di Xen Project Hypervisor 4.11. Questo progetto open source è oramai sulla piazza da 15 anni, ed è una delle soluzioni più consolidate per la gestione di infrastrutture virtuali.

Così consolidata che viene utilizzata come soluzione da alcuni dei fornitori di servizi cloud più grandi del pianeta: da Amazon (per AWS) ad Oracle, da IBM a Citrix, giusto per citarne alcuni.

Ma, a differenza di quello

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Lo scorso marzo abbiamo riportato la notizia dell’intorduzione della certificazione 2.0 dell’OpenSource Hardware Association (OSHWA), sottolineando come i progressi mossi dall’associazione fossero tangibili e ben promettenti. Ebbene, oggi siamo a riportare la notizia relativa ad un nuovo tassello aggiunto a questo progetto: la presentazione ufficiale del logo.

Certo, potrebbe sembrare una notizia di rilevanza relativa, ma in realtà non è così. Infatti il logo è diventato un registered trademark, ossia è stato

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I siti su internet oggi sono tutti improntati alla grafica, ma i dinosauri come me ricordano il tempo in cui le pagine erano quasi solo testo, con unici vezzi grafici il titolo un po’ più grosso e i link ben evidenziati.

Sempre in quei tempi era possibile usare browser puramente testuali, proprio perché tutte le informazioni erano testuali; che si preferisse links o lynx (ed io sono tra questi, nda), non c’era

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Due settimane fa era toccato ad uno dei mirror dei repository di Gentoo; oggi la notizia che anche Arch User Repository (AUR) è stato compromesso. AUR permette l’installazione di software non ufficialmente supportato da Arch; i pacchetti ospitati sono praticamente delle “ricette” per verificare (e installare) le dipendenze, quindi scaricare, se necessario compilare, ed infine pacchettizzare il software richiesto; a questo punto pacman (il gestore di pacchetti di Arch) può installarlo come qualsiasi

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